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Conservazione del legno archeologico rinvenuto nel sito di Fisine

Il legno archeologico si conserva in ambienti privi di ossigeno, più frequentemente nei sedimenti fangosi di diversi corpi idrici e nelle torbiere, oppure in contesti non favorevoli alla proliferazione dei microrganismi (ambienti molto aridi e ghiaccio perenne). Il legno archeologico rinvenuto in ambienti umidi viene definito legno bagnato o legno saturo d'acqua. Si è conservato perché i microrganismi, a causa della carenza di ossigeno, non hanno potuto degradarlo completamente. Tuttavia, poiché è spesso rimasto sepolto nei sedimenti per secoli o addirittura millenni, il processo di degradazione è comunque proseguito lentamente, rendendo questo materiale estremamente fragile. Il suo stato di conservazione può essere molto variabile, a seconda delle condizioni alle quali è stato esposto.

Gli oggetti meglio conservati risultano ancora solidi al tatto, mentre quelli maggiormente degradati appaiono morbidi e cedevoli, in modo analogo a un biscotto immerso nel tè o nel latte. La forma di tali manufatti si è conservata in parte anche grazie all'impregnazione d'acqua. Se un oggetto di questo tipo venisse lasciato all'aria dopo il rinvenimento, si asciugherebbe rapidamente subendo notevoli deformazioni. Spesso, infatti, è conservata prevalentemente la lignina, che svolge una funzione strutturale di sostegno nell'albero, mentre la cellulosa e le emicellulose, che costituiscono la matrice legante, si sono degradate completamente o in larga misura.

 

La conservazione di un manufatto di questo tipo richiede procedure particolari. Per quasi tutta la durata del trattamento, che può protrarsi per diversi anni (nel caso di oggetti più grandi e di maggiore spessore anche per oltre dieci anni), il reperto deve essere mantenuto immerso in acqua. Qualora ciò non sia possibile, fino all'inizio dell'intervento esso deve essere conservato avvolto in pellicola impermeabile e in panni umidi, in un ambiente il più possibile fresco, al fine di evitare la proliferazione dei microrganismi e l'ulteriore degradazione del legno.

 

L'intervento ha inizio con la pulitura della superficie. Si cerca di rimuovere la maggior quantità possibile di sedimenti ed eventuali organismi (ad esempio alghe) presenti sulla superficie del manufatto. Successivamente si procede a una pulitura più profonda mediante immersione in acqua deionizzata, demineralizzata o distillata. Durante questa fase, dal legno migrano nell'acqua sali e acidi idrosolubili che potrebbero interferire con le successive operazioni di conservazione. L'acqua viene sostituita regolarmente per accelerare il processo e ridurre il rischio di proliferazione dei microrganismi.

 

Quando le misurazioni del pH e della conducibilità confermano che il reperto è stato sufficientemente depurato anche in profondità, si procede alla preparazione dell'agente consolidante. Nel nostro laboratorio utilizziamo principalmente una soluzione di resina melamminica. Si tratta di una resina idrosolubile che viene miscelata con acqua e con altre sostanze anch'esse idrosolubili. Il reperto viene immerso in questa soluzione per diversi mesi (talvolta anche per oltre un anno). Durante questo periodo ha luogo un processo di diffusione che consente alla resina di penetrare nel legno. Poiché le verifiche della profondità di penetrazione della resina potrebbero danneggiare il manufatto, tali analisi vengono effettuate solo occasionalmente; per il resto, il reperto viene lasciato nella soluzione finché la resina mantiene le caratteristiche necessarie al trattamento. La soluzione contiene piccole molecole di resina che, nel tempo, reagiscono tra loro. Questa proprietà viene sfruttata anche nella fase finale del processo di consolidamento, quando le molecole della resina melamminica vengono reticolate mediante riscaldamento. In questo modo la resina forma una nuova struttura di sostegno all'interno del legno, consolidandolo. Durante questa fase si presta particolare attenzione a evitare che il reperto inizi ad asciugarsi.

 

Segue quindi l'ultima fase, nonché la più lunga: l'essiccazione. Questa avviene in condizioni ambientali ordinarie, ma viene notevolmente rallentata avvolgendo il reperto in una pellicola permeabile al vapore acqueo. In questo modo l'acqua evapora molto più lentamente, evitando l'insorgenza di danni meccanici e deformazioni del manufatto. Sebbene sia stato consolidato, il legno rimane infatti un materiale estremamente fragile. L'evaporazione dell'acqua viene monitorata mediante pesature periodiche. Quando la massa del reperto si stabilizza, il processo di essiccazione può considerarsi concluso. A questo punto l'oggetto viene trattato con un rivestimento protettivo ed è pronto per essere esposto.

 

Testo e fotografie: Katja Kavkler, Istituto per la tutela del patrimonio culturale della Slovenia, Centro di restauro, Dipartimento di Scienze naturali

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