Le prime esperienze marittime degli studenti di Pirano
Tratto da:
Terčon, Nadja: Sava & Jolanda : prvi slovenski in jugoslovanski pomorščakinji : ženske in morje ter vstop Slovenk v moški svet pomorskega poklica. Piran: Pomorski muzej – Museo del del mare "Sergej Mašera" Piran - Pirano, 2020.
Terčon, Nadja: Sava & Jolanda : prvi slovenski in jugoslovanski pomorščakinji : ženske in morje ter vstop Slovenk v moški svet pomorskega poklica. Piran: Pomorski muzej – Museo del del mare "Sergej Mašera" Piran - Pirano, 2020.
Gli alunni delle prime due generazioni della Scuola Slovena di Commercio Marittimo (SPTA, poi Istituto Tecnico Marittimo) svolgevano il tirocinio scolastico obbligatorio sulle navi Viševica, Jadran e successivamente Lavsa. Durante il tirocinio acquisivano le prime conoscenze nautiche pratiche, anche se questa esperienza non poteva essere paragonata al lavoro e alla vita sulle navi transoceaniche, sulle quali, una volta terminati gli studi, svolgevano il loro periodo di cadetto.
Poiché le navi erano poche, il personale giovane e doveva essere addestrato rapidamente all’esercizio della professione scelta, la scuola collaborava con l’agenzia marittima Agmarit e con la compagnia di navigazione di Fiume, Jugolinija. Un tirocinio scolastico più breve fu svolto anche dagli studenti cittadini del Territorio Libero di Trieste sulla nave Vida, in affitto presso l’azienda piranese Agmarit, mentre gli studenti provenienti dalla Slovenia sulle navi della Jugolinija.
Il primo viaggio fu effettuato con la nave Viševica, il secondo con la nave Jadran. Le uniformi furono consegnate già per la prima navigazione scolastica con la Viševica, poiché era di straordinaria importanza che la scuola e i futuri marittimi sloveni si presentassero al meglio, anche nell’aspetto, durante il loro viaggio lungo la costa jugoslava dell’Adriatico.
Uno degli scopi principali del viaggio era inoltre presentare la scuola marittima slovena a tutta la costa jugoslava, motivo per cui si dedicava grande attenzione alla promozione. In questo modo si unirono ad altre scuole marittime jugoslave (istituti tecnici) di Buccari e Ragusa che svolgevano escursioni professionali, corsi a bordo delle navi, partecipavano a brigate di lavoro ecc. Il viaggio scolastico conferiva così al programma teorico della scuola un contenuto pratico concreto.
Il primo tirocinio obbligatorio di un mese si svolse dal 15 agosto al 15 settembre 1948 con il motoveliero Viševica. La nave fu messa a disposizione della scuola dalla compagnia Jadranska linijska plovidba di Fiume (Jadrolinija) gratuitamente.
La Viševica, con equipaggio di professori e studenti della scuola marittima, iniziò il suo primo viaggio da Capodistria con una partenza solenne il 16 agosto 1948. Durante la navigazione gli studenti tenevano il diario di bordo. Dal diario di Jolanda Gruden, relativo al viaggio scolastico e agli eventi sulla nave Viševica, possiamo leggere quali furono le loro prime esperienze marittime. Durante la navigazione di ritorno, dopo la partenza dall’isola di Arbe, continuarono con l’insegnamento pratico a bordo e con l’apprendimento di come comportarsi in diverse situazioni di pericolo in mare. A tale scopo venivano effettuati diversi allarmi, abbastanza frequentemente, in orari diversi e in varie occasioni. «Uomo in mare! Incendio a bordo! Allagamento!», erano le esercitazioni designate. Gli studenti non riuscirono a gestirle correttamente e non svolsero bene le prove. Jolanda annotò: «Qui caos totale».
L’8 e l’11 settembre ci furono due esperienze spiacevoli. L’8 settembre, giunti al porto di Fiume, chiamarono un medico perché a bordo c’era un malato. La sera il medico salì sulla nave.
«Per caso ci siamo imbattuti nell’ispettore di tutti i medici, che ci rimproverò: 1. perché non si trattava di un caso così urgente da dover chiamare il medico di sera, e 2. perché non avevamo un termometro a bordo. Lo ricorderò per tutta la vita».
L’11 settembre gli studenti ebbero un allarme notturno.
«All’una di notte arrivò in automobile l’ispettore della marina del nostro territorio. Dichiarò l’allarme “incendio a poppa”. Caos totale. L’allarme durò almeno mezz’ora. Nessuno riusciva a svegliarsi, anche perché l’allarme non venne dato con la campana, né tantomeno con grida o fischi ma il banditore svegliava ciascuno singolarmente e gli sussurrava all’orecchio “allarme”. (…) Dopo l’esercizio fisico il prof. Lenarčič ci rimproverò per l’allarme. La colpa era in parte nostra, perché non ci eravamo alzati rapidamente, o non completamente, e ciò perché:
Il banditore avrebbe dovuto prima informare il preside e solo su suo ordine dare l’allarme.
L’allarme non era stato dato né con campana, né con fischi o grida.
Non avevamo mai avuto un allarme notturno prima».
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