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Kaluža Sava

Sava Kaluža (17. 6. 1929 – 4. 10. 2014)

 

    Sava Kaluža nacque il 17.06.1929 a Villa del Nevoso (Ilirska Bistrica), seconda di quattro figli: Boris, il primo, era nato a Trieste, le due sorelle minori, invece, già a Postumia. Infatti, nei primi anni ’30 la famiglia Kaluža si trasferì in questa località, che Sava considererà per tutta la vita la sua “casa” d’origine. Il padre Rudolf era un avvocato di Narin presso San Pietro del Carso (Pivka), la mamma Stanislava (Stana) Trobec era insegnante e proveniva da una nota famiglia triestina di insegnanti del rione di San Giovanni. Il padre, che aveva studiato giurisprudenza a Siena, dopo la laurea e sino alla morte, avvenuta nel 1963, si dividerà tra i due studi che aveva aperto a Trieste e Postumia. 

 


    Sava ebbe il suo primo incontro con il mare già da bambina poiché la famiglia andava spesso in villeggiatura e in spiaggia a Grado e Laurana. Neppure la montagna le era estranea dato che parte delle vacanze le trascorrevano a Gorjuše sul Pokljuka; a Narin, il villaggio natio del padre, i figli dei Kaluža conobbero anche la vita contadina. Sava - che i familiari chiamavano Špička, Savček oppure Savka, a scuola invece era “Špic” - frequentò a Postumia la scuola elementare e cinque anni del ginnasio italiano poiché al tempo della sua infanzia la parte litoranea del territorio etnico sloveno era sotto l’Italia. Ebbe un contatto quotidiano con il mare anche a Trieste, durante il secondo conflitto mondiale, negli anni 1943/44 quando vi frequentò per alcuni mesi il Collegio di Nostra Signora di Sion.  Dopo la guerra portò a termine ancora due anni del ginnasio sloveno a Postumia. Nell’anno scolastico 1946/47 si iscrisse, unica donna, all’Accademia marittima mercantile slovena, istituita proprio allora a Giusterna (Semedella) presso Capodistria. Era stato il fratello Boris ad aver optato per primo per tale scuola e in seguito aveva trasmesso l’entusiasmo per questi studi anche a Sava. Entrambi si recarono a Giusterna e Boris divenne, di fatto, il suo tutore e alleato e per questo motivo tanto la decisione di iscriversi che la stessa frequenza furono molto più facili. Il padre mostrò molta comprensione per la sua decisione, la madre, invece, desiderava per la figlia una vita “migliore”. 

 


    Come ricordato, tra gli studenti della prima generazione che iniziarono le lezioni il 3 marzo 1947, Sava era l’unica donna. Lasciati i banchi del ginnasio, alla scuola nautica si trovò in un mondo totalmente diverso, in un ambiente e con compagni completamente differenti da quelli che aveva sino ad allora conosciuto. Già allora coltivava il desiderio di conoscere altri popoli e culture, imparare lingue straniere, viaggiare e vedere il mondo e in questi progetti di vita la professione di marinaio era soltanto un mezzo per soddisfare tale desiderio. Per lei il mare era una porta d’accesso verso il mondo e in quel periodo lo riteneva un’avventura. Era una ragazza bionda, di statura media, dal carattere piuttosto tranquillo, zelante e coscienziosa nello studio. Alla scuola nautica di Giusterna non si occupò soltanto della biblioteca scolastica ma collaborò anche al primo numero del giornale scolastico “Slovenski mornar” (Il marinaio sloveno), applicandosi con diligenza e progredendo con successo negli studi. Assieme a Jolanda Gruden, al fratello Boris, ad  alcuni altri compagni di studio e con giovani e lavoratori triestini, nel luglio del 1948 partecipò a Praga all’incontro e all’esibizione ginnica delle organizzazioni “Sokol”. Nell’agosto e nel settembre dello stesso anno prese parte alla prima crociera scolastica lungo l’Adriatico sulla nave “Viševica”, nell’estate del 1949 al secondo viaggio di studio, sempre in Adriatico, sulla nave “Jadran”. Nel 1949 superò l’esame di maturità e concluse gli studi. 

 


    Si imbarcò per la prima volta nel gennaio del 1950: la nave era la “Titograd”, la prima costruita nella Jugoslavia postbellica, dotata di alloggiamenti e attrezzature tecniche tra i più moderni di quel periodo e quindi non stupisce che vi fosse imbarcata, e impiegata, anche la prima donna marinaio jugoslava diplomata! Sava Kaluža entrò così a far parte, come cadetto, del primo equipaggio di questo nuovo bastimento. Per i due anni successivi viaggiò, oltre che sulla “Titograd”, anche sulla “Hrvatska”. Il 29 settembre del 1951 sostenne a Fiume l’esame da tenente e in seguito fu trasferita al settore commerciale della compagnia “Jugolinija” di Fiume. 

 


    Sava ha avuto esperienze positive con i suoi colleghi di lavoro, sebbene sia stata per gran parte della navigazione l’unica donna dell’equipaggio. Il lavoro a bordo era piuttosto pesante, ma non eccessivo, tuttavia ammetteva che, in particolare durante gli studi, gli uomini avevano un atteggiamento cavalleresco nei suoi confronti e di frequente le risparmiavano gli impegni più gravosi, sebbene lei stessa volesse essere trattata alla pari. Poiché presso gli altri popoli jugoslavi Sava è spesso un nome maschile, non era sempre chiaro che si trattava di una donna marinaio, e molti capivano che avrebbero avuto a che fare con una ragazza soltanto quando la vedevano.  D’altro canto, il fatto che avesse in tasca il diploma della scuola nautica di Pirano e sapesse affrontare anche i lavori più pesanti, fece sì che i colleghi sulla nave la considerassero molto presto come una di loro. A questo proposito Sava rammentava soprattutto il primo viaggio sulla “Titograd”, che a suo dire era stato di gran lunga il più comodo: ebbe una buona accoglienza da parte dell’equipaggio, che le fece trovare un tovagliolo con su scritto BENVENUTA e non cercò mai di suscitare in lei un complesso di inferiorità per il fatto di essere donna. 

 


    Sava raccontava che a seguito del decreto che vietava la navigazione alle donne aveva presentato ricorso al Consiglio esecutivo e scritto addirittura a Jovanka Broz. Come risposta le era stato chiesto perché non si era rivolta prima al Consiglio esecutivo. Le era sembrato molto ingiusto che non le fosse stato permesso di navigare come ufficiale. “Del resto, quelli erano altri tempi.” Anche l’amica Jolanda le chiese in una lettera se si era rivolta a Belgrado. Molto delusa, si impiegò per cinque anni nel reparto commerciale della “Jugolinija” a Fiume. Per un breve periodo visse anche a Vienna e lavorò per la società “Osterreichische Seefrachtkontor”. A Fiume conobbe numerosi colleghi e si fece nuovi amici: alcuni, o con affetto o con riserbo e spregio, la chiamavano “Kranjica” (Cragnolina, Slovena). 

 


    Sava fu per due volte in Inghilterra: nel 1955/1956, lavorando in ospedale come “ragazza alla pari”, e in seguito vi trascorse tre anni tra il 1959 e il 1961. La prima volta si recò in Inghilterra perché desiderava studiare le lingue, la seconda inviata dalla giovane società armatoriale “Splošna plovba” di Pirano, presso la quale già lavorava, per perfezionare l’inglese. Nel frattempo, nel 1955, si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Lubiana con l’intento di studiare inglese e italiano, ma non terminò gli studi. Al rientro in Jugoslavia nel 1957 si impiegò nel settore Navigazione costiera della “Splošna plovba”. Navigò come ufficiale e comandante sulle navi “Pinko Tomažič” e “Lubnik” lungo la costa a quel tempo già slovena. Nonostante lo desiderasse, non sostenne mai l’esame per diventare capitano, tuttavia, avendo avuto il comando su queste due navi, la gente la considerò sempre come la prima donna capitano slovena. Dopo il secondo rientro dall’Inghilterra, il 30 agosto del 1961 si imbarcò a Fiume sulla nave mercantile-passeggeri “Bled” della “Splošna plovba” di Pirano, che navigava sulla rotta Adriatico – Nord America. Sulla nave non svolgeva le mansioni di tenente di lungo corso bensì faceva parte del personale logistico e alberghiero come purser, governante e commissario di bordo, occupandosi dei passeggeri e dell’organico. Non poteva svolgere la professione per la quale aveva studiato e sostenuto l’esame di tenente. Quando la linea, in accordo con la fiumana “Jugolinija”, fu soppressa e la nave “Bled” trasferita sulla rotta per l’Atlantico meridionale ovvero l’Africa, Sava trovò lavoro nel settore commerciale della “Splošna plovba”. 

 


    Nel febbraio del 1963 diventò mamma. Dopo la nascita della figlia Tamara, da allora il centro della sua vita, si dedicò alla piccola e rinunciò a qualsivoglia desiderio di continuare a navigare. Educò e incoraggiò da sola la sua bambina, la indirizzò negli studi e contemporaneamente dimostrò a sé stessa e agli altri di che tempra era fatta. Il 22 maggio del 1963, dopo tre mesi di congedo maternità, Sava fu richiamata a Pirano, alla “Splošna Plovba”, rimanendo quindi legata per tutta la sua vita lavorativa all’attività marittima come impiegata nel reparto commerciale della compagnia in veste di responsabile del servizio passeggeri sino al pensionamento, dopo 40 anni di servizio. La società le offrì un alloggio nella prima casa a blocco costruita nella nuova area residenziale a Santa Lucia presso Portorose, dove poi vivrà con la figlia. Rimase sempre molto legata alla sua famiglia a Postumia, cui spesso facevano visita e dove i parenti si incontravano regolarmente.
    Sebbene molto spesso fosse l’unica donna a bordo, le sue esperienze con i colleghi sono state positive. Di contro, la sua carriera marittima fu alquanto breve e disattese le sue speranze, infatti ritenne sempre molto ingiusto non aver potuto navigare come ufficiale di lungo corso. La sua natura curiosa la spinse a collaborare attivamente per molti anni con l’Università per la terza età “Faros” di Pirano, ad acquisire nuove conoscenze, soddisfare il desiderio di viaggiare, conoscere il mondo e intrattenere una ricca vita sociale. 
    I colleghi di lavoro, i concittadini, gli amici e tutta l’opinione pubblica marittima slovena consideravano Sava Kaluža una leggenda tra le donne marinaio della Slovenia. Su di lei furono scritto numerosi articoli, apparsi sia sui giornali locali sia su quelli stranieri. Poiché tra i dipendenti della “Splošna plovba” era molto conosciuta, in alcuni articoli non compariva neppure con nome e cognome come tutti gli altri, ma solo come SAVA e a tutti era chiaro di chi si trattava. Anche i compagni di corso e i marittimi in genere parlavano di lei con rispetto e tanto affetto in quanto era benvoluta e apprezzata. Noi la ricordiamo ancora come una persona sempre curata, vestita alla moda, una signora riservata ma molto affabile. 

 

Nadja Terčon